Bio50 hotel · Lubiana (SLO)

Il nanoturismo: questo il tema della nostra residenza artistica

 

Bio50 hotel · Lubiana (SLO)

Il nanoturismo

E se vi dicessero che potete fare un progetto in un museo, dormendo all’interno per una settimana, mentre realizzate un’opera che andrà a far parte proprio della collezione del museo? Quando ci è successo abbiamo pensato subito che fosse straordinario e immediatamente abbiamo cercato di mettere in piedi un progetto che raccontasse il massimo nel minimo dei giorni possibili.

L’evento è BIO50 hotel, un iniziativa che vive all’interno della biennale del design e dell’architettura di Lubiana, che è stata la nostra residenza artistica per una settimana. Tema del progetto: sviluppare il concetto di nanoturismo, la frontiera del turismo sostenibile.

Il nanoturismo è un concetto nuovo ed intrigante nella sua semplicità. Promuove il turismo sostenibile, lontano dalle grandi migrazioni, dalle spiagge strabordanti e dai parcheggi introvabili. Suggerisce quindi di vivere gli spazi, anche quelli più impensabili o quelli  i più banali, come propri, come luoghi di interesse culturale, paesaggistico, attrattivo, dandogli il valore che, molto probabilmente, non hanno mai avuto. Attraverso questo cambio di paradigma interpretativo il museo diventa luogo di vita, ostello di menti creative che lo riempiono con i propri esperimenti e con le loro abitudini giornaliere: una residenza artistica diversa dal solito.

Un museo come ostello

Andiamo a vedere i magazzini del museo dove riposano quintali di materiale inutilizzato che saranno la materia prima del nostro progetto. Ci sono piani di legno, vecchie sedie, tavoli, un tesoro da rigenerare pronto per essere rimesso in vita sotto altre forme, perfetto per costruire i tasselli che comporranno il nostro spazio abitativo all’interno del museo.

Ed è così che, giorno dopo giorno, dalla mattina presto fino alla sera, durante la nostra residenza artistica abbiamo costruito la base di un divano, una dispensa, una struttura attaccata al letto con stendino e attaccapanni e una cucina con lavello, piano e ripiani. Abbiamo anche inserito tecnologie low tech di sopravvivenza, come il fornello pirolitico e la haybox, rispettivamente un fornello fatto con due latte e dell’alcool e una scatola in legno che riempita di coperte e polistirolo serve a mantenere la temperatura dei cibi o a continuare la cottura.

Il nostro spazio è stato completato in cinque giorni, con tanta fatica ed enorme soddisfazione, soprattutto nel vedere quello spazio vivere anche oltre la nostra permanenza nella residenza artistica, grazie agli altri artisti che hanno abitato il museo, facendo loro quelle strutture e quegli arredi.

Bio50 Hotel fa comprendere quanto nella produzione attuale si dia per scontata la vita di un materiale e quanto in realtà sarebbe opportuno riconsiderarne il ciclo di vita e ridurre drasticamente lo sfruttamento di materie prime. Il magazzino di un museo non è che un esempio di quello che si può trovare nei magazzini di qualsiasi azienda o di qualsiasi istituzione pubblica o privata, a dimostrazione del fatto che basta guardare nel posto giusto per trovare le risorse per qualsiasi progetto.

Re-inserire la fine della vita di un prodotto nel ciclo vitale della macchina produttiva è l’inizio di un processo di riduzione drastica degli sprechi. Purtroppo però tutti i progetti del mondo non cambieranno se non cambiano le persone e il loro modo di consumare. La vita, la natura e tutto ciò che ci circonda ha bisogno di equilibrio, e se noi desideriamo troppo oggi rischiamo che non rimanga più niente per domani.

Questo progetto è stato fatto in collaborazione con il collettivo Sustainable Making.