LAB. CRIATIVO · Pompéu (BRA)

Lab.Criativo come esempio di design sociale nello stato di Minas Gerais in Brasile

Questo è stato Lab.Criativo: un esempio di come il design sistemico, l’upcycling e la rigenerazione urbana possano generare innovazione sociale, concrettizzandosi in un progetto di design sociale dall’impatto positivo incredibile. Passare da catadores ad aspiranti artigiani nello stato Brasilino non è una cosa facile: siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo grazie al lavoro di Gianluca Buttinelli e Thayana Meneses che con fatica, giorno dopo giorno, hanno allestito un laboratorio artigiano all’interno del capannone dei lavoratori dell’associazione Ascapéu.

Lab.Criativo è un progetto di design sociale in Brasile che raggiunge i propri risultati grazie all’upcycling e alla didattica informale, trasferendo alla popolazione locale elementi di design sistemico ed economia circolare per ottenere innovazione sociale.

Il design sociale è quel progetto che realizza delle necessità locali pensando alla comunità di utilizzatori non come meri consumatori che aumentano il profitto dell’azienda che fornisce il servizio, ma come co-progettatori del progetto di design sociale, poiché questo migliorerà le proprie condizioni di vita.

Il progetto di design sociale Lab.Criativo ha tenuto conto di queste dinamiche applicando i principi progettuali del design sistemico, affidandosi a tecniche produttive circolari come l’upcycling e creando micro economie circolari all’interno del territorio: un laboratorio all’interno dell’associazione di catadores Ascapéu che è diventato punto di ritrovo e centro di tool-sharing per la comunità locale.

Questo differenzia un progetto di design sociale da progetti esclusivamente profit: dare oltre che avere è importante, altrimenti si sovverte la distribuzione della ricchezza nel territorio a favore di pochi, che avranno agio e vite benestanti, ed a discapito di molti, che senza il concetto di design sociale non riusciranno invece a raggiungere il proprio scopo nella vita, ad auto-realizzarsi.

Lab.Criativo è uno dei progetti di design sociale più riusciti di StudioSuperfluo, che dopo aver affrontato un cwrowdfunding, ha organizzato un laboratorio di lavorazione del legno con strumenti base all’interno del capannone dell’Associazione Ascapéu, portando un gruppo di catadores da semplici raccoglitori di rifiuti a neo-artigiani con grosse possibilità di crescita economica, invertendo l’ordine costituito e dimostrando che è possibile insegnare concetti complessi come design sociale , design sistemico ed economia circolare o upcycling anche a persone che non hanno una vera e propria formazione culturale avanzata, o sono addirittura semi-analfabeti.

Insegnare i principi del design sociale e del design sistemico nei paesi in via di sviluppo è di sostanziale importanza, per spingerli ad evitare gli stessi errori perpetrati a danno delle proprie società da parte del capitale e del capitalismo, almeno così come si è proposto in Europa.

Formare una propria coscienza ambientale basata sul rispetto reciproco e sulle generazioni future è alla base del design sociale.

LAB. CRIATIVO · Pompéu (BRA)

Lab.Criativo è un progetto di design sociale in Brasile che raggiunge i propri risultati grazie all’upcycling e alla didattica informale, trasferendo alla popolazione locale elementi di design sistemico ed economia circolare per ottenere innovazione sociale.

Lab.Criativo nasce a Pompéu, una Cittadina dello Stato di Minas Gerais, all’interno dell’immensa republica federale Brasiliana.

Pompéu basa la propria economia su quattro grandi settori produttivi: latte, mobili e arredi, estrazione di pietra e coltivazione di canna da zucchero. Anche se la presenza di questi importanti settori produttivi porta lavoro nella città, Pompéu risulta essere profondamente spaccata a livello economico e territoriale, dove spostandosi verso le zone periferiche si cominciano a trovare i primi segni di profonda povertà.

Cominciano a mancare le strade asfaltate, le case non sono intonacate, ma mostrano mattoni a vista, mentre i giganteschi muri di cinta in ardesia, che proteggono le sontuose case del centro cominciano a sparire. Compaiono al loro posto muri, più divisori che di protezione, realizzati con materiali recuperati in giro: legno, vecchie lamiere trovate per strade, o qualsiasi cosa riesca a stare in piedi e possa servire come protezione anche solo visiva della propria abitazione.

Raramente chi abita nel centro della città si sposta verso queste zone periferiche, prima di tutto perché non presentano praticamente alcun tipo di servizio, al limite qualche supermercato, e secondo perchè chi abita al centro percepisce questi quartieri come aree potenzialmente pericolose.

E’ proprio in queste periferie che abbiamo lavorato, grazie all’intuizione di Thayana Meneses, designer brasiliana formata al Politecnico di Torino, che ci ha contattato e raccontato della situazione dei catadores di Pompéu.

Come il design sociale può aiutare le comunità locali?

I catadores in tutto il Brasile sono una categoria lavorativa molto importante poiché nella maggioranza delle città non esistono imprese pubbliche che si occupano della gestione e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. A questo pensano i catadores, che in città a bassa densità abitativa come Pompéu girano con un carretto trascinato a mano per le vie della città, raccogliendo materiali come carta, alluminio, ferro, plastica, per rivenderli alle industrie del riciclaggio.

Nella città di Pompéu lavora ormai da quattro anni l’associazione di catadores Ascapéu, composta da sette persone provenienti dalla fascia più povera della popolazione.

Nel capannone dell’associazione ovviamente non lavorano solo i sette, ma tutte le loro famiglie, soprattutto i loro figli che aiutano nella fase di smistamento e imballaggio dei materiali. Si tratta di ragazzi che vanno dagli undici ai diciasette anni e che hanno una scarsa educazione.

In questo luogo è facile trovare qualsiasi tipo di materiale che può essere raccolto per strada, oppure svuotando un vecchio magazzino, compresi quei materiali che non possono essere reimmessi nel ciclo di riciclaggio. In questo senso il luogo assume anche altre caratteristiche, diventando una vera e propria biblioteca di materiali.

Thayana individua questo spazio proprio per la sua grande potenzialità in termini di ricchezza ed eterogeneità dei materiali di scarto, luogo ideale per noi che da anni cerchiamo di lavorare per trasformare il rifiuto in ricchezza.

Il nostro progetto non ha interessato direttamente l’attività dei catadores, perché abbiamo deciso di lavorare su tutta quella fascia di rifiuti che i catadores non potevano reimmettere nei cicli di riciclaggio. In particolare, ci interessava un materiale dalle grandi potenzialità, che in Brasile si trova in abbondanza e con cui lavoriamo da tempo.  Ovviamente, parliamo del legno di recupero, in tutte le sue derivazioni, che prima del nostro intervento veniva usato solo come fonte di calore.

Obiettivi del progetto

Abbiamo perciò deciso di strutturare un centro di progettazione creativa che lavorasse con materiali a fine di vita, quelli che non possono essere reimmessi nei cicli di riciclaggio. Un luogo dove stimolare pratiche e comportamenti sostenibili, un luogo dove far attivare una nuova possibilità di generazione di reddito per i catadores e le proprie famiglie, creare nuovi posti di lavoro, formarli sui temi della sostenibilità e a livello progettuale, per generare nuovi prodotti che portano con se valori aggiunti. Formarli, inoltre, anche a livello pratico/realizzativo ed accompagnarli per una prima fase di creazione e progettazione di questi prodotti. L’obiettivo principale che abbiamo perseguito è sempre stato quello di migliorare il posto di lavoro e “riqualificare” la percezione che i catadores hanno del proprio mestiere, questo attraverso pochi discorsi, ma molte piccole azioni pratiche e quotidiane.

Storia del progetto

Il progetto parte a marzo del 2014 con un crowdfunding per attrezzare una piccola officina per la lavorazione di materiale di recupero con strumentazione di base. Si partiva senza un soldo, ma solamente con tanta voglia di fare e sperimentare.

Il crowdfunding va a buon fine, superando l’obiettivo per centinaia di Reais, la moneta locale. Durante la campagna di finanziamento sono state realizzate le prime opere del laboratorio, il laboratorio stesso, la realizzazione di un giardino per i catadores ed un disegno sulla facciata del capannone. Questa strategia di lavoro pensata insieme a Thayana porta al raggiungimento dell’obiettivo e alla strutturazione di una comunità virtuale e reale affianco al progetto.

Un mese dopo il termince della campagna anche il municipio si accorge del lavoro che stiamo svolgendo. Ci invitano ad un tavolo di confronto, mettendo a disposizione 10.000 reais (circa 3.000 euro) per continuare ad attrezzare l’officina e attivare nuovi progetti nel laboratorio.

Da questo momento partono le lezioni nel Lab. Criativo: tre ragazzi della famiglia dei catadores ed il marito di una catadora sono le persone individuate per questo percorso della durata di tre mesi, durante il quale ci vediamo tutti i giorni della settimana per quattro ore al giorno.

Gli oggetti realizzati nelle lezioni sono stati molti, cercando di produrre arredi con materiale di scarto e curando sempre il particolare. Soprattutto, oltre a sviluppare ed accrescere capacità manuali, volevamo dimostrare che il lavoro si può inventare usando fantasia, studio e applicazione e che le nostre mani sono portatrici di grande potenzialità se indirizzate nel verso giusto.

A tutti gli studenti del corso è stata data una borsa di studio che ha permesso loro di staccarsi dal lavoro nel capannone e continuare comunque ad aiutare la famiglia.

A fine di questo percorso della durata di 6 mesi, il lavoro svolto nel nostro progetto di design sociale è stato molto, e la fatica insopportabile. Le soddisfazioni però, sono state tante di più. Queste sono arrivate non solo dal territorio, ma anche da fuori, poiché partecipando al premio “Objeto Brasileiro”, un bando che prevedeva un premio in denaro rivolto a prodotti o ai movimenti che parlassero del popolo Brasiliano, siamo stati selezionati tra oltre 430 partecipanti provenienti da tutto il Brasile, entrando nella fase finale con altri nove progetti.

Purtroppo Lab.Criativo non ha vinto il premio in denaro, ma la selezione nelle fasi finali, in un concorso del genere che attira gli artigiani più interessanti del Brasile è stata una grandissima soddisfazione.

Questo risultato, unito a tutto il movimento che siamo riusciti a creare, ci ha permesso di dimostrare e di mettere in pratica realmente un principio del design sistemico: Rifiuto=Ricchezza. Cosa ancor più importante siamo riusciti a dimostrarlo ai catadores, cercando di dare a loro nuove speranze, nuove possibilità, nuova fiducia nel proprio lavoro.

Il laboratorio oramai attrezzato per poter affrontare vari tipi di lavorazione può dar via ad ulteriori servizi necessari in un contesto di povertà come quello del quartiere periferico dove si trova il capannone dei catadores. Ad esempio, potrà funzionare come un centro di tool-sharing, un laboratorio di condivisione degli strumenti al servizio della città.

In territori dove le condizioni economiche degli abitanti non sono tra le più facili, tutti si adoperano per poter creare in maniera autonoma un oggetto per la propria casa, oppure un pensiero per i propri figli. Tuttavia, spesso e volentieri manca la possibilità di lavorare con degli attrezzi di qualità.

Il laboratorio ha perciò tutte le potenzialità per dare queste opportunità alla città.

Ringraziamento particolare va a tutti i catadores che hanno lavorato con noi e a Thayana Meneses per le splendide fotografie, e per averci dato la possibilità di fare questo lavoro insieme e portarlo avanti ancora oggi.

Per un racconto fotografico temporale e più esaustivo visita la pagina Lab. Criativo su facebook, mentre la storia dettagliata del progetto di design sociale è disponibile su Social Making Economies, il blog del progetto!